Premio Ilaria Alpi, la “Tolleranza Zoro” sul terremoto dell’Aquila

Forti e gentili sì, fessi no”. Ieri sera Zoro, al secolo Diego Bianchi, è comparso al Premio Ilaria Alpi con addosso questa maglietta, presa in prestito qualche ora prima dai cittadini aquilani (qui le foto della serata). E’ stato infatti il terremoto, con le sue tracce ancora visibili, l’argomento di riflessione della sua prima “buonanotte” a Riccione, “Tolleranza Zoro”. A parlare con il blogger e con l’esperto di new media Antonio Sofi, i giornalisti Sigfrido Ranucci, Angelo Ferrari e Andrea Vianello.

Un sax e un pianoforte suonano l’Inno d’Italia, poi il “Va’ pensiero”: “Vediamo se funziona di più questa per farvi alzare e mettere la mano sul cuore – scherza Zoro -. E poi, chi sa quanto ha fatto la Svizzera oggi? Mi raccomando non perdiamo di vista il Paese reale anche se siamo presi dagli argomenti importanti del festival…”.

Poi il clima, per forza ironico, si è fatto più serio. Zoro mostra un’intervista al sindaco dell’Aquila realizzata in mattinata durante la protesta degli abruzzesi e montato poco prima di salire sul palco. Com’è possibile che agli aquilani sia stato chiesto di pagare le tasse? “Basterebbe il buon senso – commenta in video il primo cittadino Massimo Cialente-. I soldi arrivano a singhiozzo. Quello che manca è un flusso continuo che permetta la ricostruzione di una città vera, non di una temporanea. L’Aquila si sente sola. All’inizio c’era l’entusiasmo e l’aspettativa di poter ripartire subito, ora che prospettive abbiamo?”. L’appello ai media è quello di tenere i riflettori accesi.

“Come fanno i mezzi di informazione a uscire dalla spirale ‘curva nord-curva sud?”, ha chiesto allora Zoro. “Come si fa a capire chi ha ragione, se è il governo che dovrebbe fare di più o se sono i cittadini che non si accontentano?”. Prima di tutto, risponde Ranucci, “bisogna garantire il diritto all’informazione, è la sola cosa che può giovare ai cittadini”. Sta di fatto che il centro dell’Aquila è ancora invaso dalle macerie, le abitazioni non sono ancora state ristrutturate, gli esercizi commerciali continuano a rimanere chiusi. L’economia non gira, i luoghi della socialità sono non luoghi.

Sul finale della serata, un altro video dall’Aquila, dove l’ironia di Zoro torna a pungere. “Siamo stati invasi dai militari e dai clown”, commenta con sarcasmo un’adolescente aquilana alla camera. “Non hanno ricostruito le nostre vecchie abitazioni, ma siamo pieni di nuove rotatorie”, le fa eco un ragazzo. Il blogger non è andato subito all’Aquila dopo il terremoto, ma si è presentato quando ormai “i telegiornali non si vantavano più per i dati d’ascolto e i giornalisti aprivano le portiere della auto per chiedere ‘Signora come sta?’”. E’ dissacrante Zoro. Tocca il dramma aquilano con l’enigmistica: “I cittadini si chiamano con le lettere ‘A’ come casa agibile, ‘B’ come parzialmente agibile. Se invece sei ‘E’, sei messo malissimo. Poi hanno dato loro le C.A.S.E., che non sono le case, ma quelle antisismiche ed eco-compatibili della new town abruzzese. E anziché attaccare i lucchetti ai ponti come Moccia, gli aquilani attaccano le chiavi ai cancelli. Tanto non hanno niente da chiudere”.

Stasera alle 23, sempre nel giardino di Villa Mussolini, nuovo appuntamento con Zoro con le sue cronache dal Premio Ilaria Alpi e l’analisi dissacrante dei temi d’attualità.
Giulia Dedionigi e Carlotta Garancini

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