Ottavia Piccolo al Premio Ilaria Alpi: “Ilaria e Miran, una storia d’Italia”

Ilaria Alpi come Anna Politkovskaya? “Per alcuni versi sì”. A dirlo è Stefano Massini, regista del nuovo spettacolo teatrale di Ottavia Piccolo dedicato al caso dell’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, i due giornalisti Rai uccisi a Mogadiscio nel 1994. Lo spettacolo verrà presentatoin anteprima sabato 19 al Palazzo dei congressi di Riccione, nella serata di premiazione della sedicesima edizione delPremio Ilaria Alpi.

Anna come Ilaria, dicevamo. Sì, per Massini, che recentemente si è cimentato nella scrittura di un nuovo testo teatrale sulla giornalista russa uccisa nel 2006, che ha “speso” parte della sua carriera e, infine, la vita per raccontare le vicende di guerra in Cecenia così come l’esistenza dei ceceni stessi.

Il teatro, lo sguardo di chi si avvicina alla storia con curiosità e ne ricostruisce i tratti con personale sensibilità e punti di vista, la magia della narrazione “dal palco” sono ora i mattoni fondanti di questo suo nuovo racconto su Ilaria e Miran. “La cosa che più mi ha colpito in questa vicenda – racconta Massini – è che questa è una storia d’Italia che gli italiani non conoscono. Non è una sensazione nuova per me. Anche con la Politkovskaja mi ero misurato con questo limite, se così possiamo definirlo. Ma con questa nuova storia l‘incoscienza della non conoscenza mi pare accentuata e non solo perché i due erano italiani ma perché quella che stavano raccontando era una storia d’Italia che coinvolgeva direttamente il nostro paese”.

Parli del traffico di rifiuti, della malacooperazione e di tutto il resto?
“Sì e non solo. Naturalmente il fatto che il traffico di rifiuti interessasse l’Italia è un elemento non trascurabile, ma poi c’è il fatto prettamente storico. Non possiamo dimenticare, infatti, che in Africa il nostro paese aveva pensato di farci una colonia con tutti i risvolti politici ed economici che ne sarebbero derivati”.

Come ti sei avvicinato alla figura di Ilaria?
“Per caso. Poi ho cominciato a leggere i libri, soprattutto quelli di Roberto Scardova e poi tutti gli altri materiali – in particolare quelli del sito dell’Associazione Ilaria Alpi – che mi sono stati molto utili. Bisogna però considerare che il teatro ha un linguaggio molto diverso”.

Come è stata pensata la struttura del testo?
“Il linguaggio che ho utilizzato è diretto. Nel senso che si guardano i fatti con gli occhi di lei. Poi ho scelto di far emergere alcuni personaggi che io ho ritenuto importanti ma che ho notato che sono stati tralasciati in altri momenti. Ci sono delle figure che, per la comprensione della vicenda, non possono essere trascurate, come per esempio il sultano di Bosaso. Ci sono poi altri personaggi come l’autista e le due guardie del corpo che, magari in altri contesti sono stati tralasciati, e che io ho voluto ben mettere in evidenza”.

Hai trovato difficoltà nel ricostruire la vicenda?
“No. Nel senso che i materiali mi hanno aiutato molto. Poi, naturalmente, ho dovuto ricostruire le atmosfere di alcuni contesti: il porto di Bosaso, per esempio, o il mercato di Mogadiscio. Ma si tratta più di atmosfere che altro”.

Ottavia Piccolo, che sarà sul palco di Riccione a “testimoniare e non recitare” il testo di Massini, si dice felicissima di narrare ulteriormente una vicenda che in molti hanno purtroppo dimenticato. “Il testo è molto bello. Potrei dire che ha allo stesso tempo un approccio poetico e informato. Si vede che c’è dietro un lavoro di approfondimento notevole e ben curato”. Del resto l’attrice non vuole dire molto, se non che alla serata finale del Premio Ilaria Alpi salirà sul palco riccionese con orgoglio: “Questo sarà un ripasso importante soprattutto per chi si è distratto un attimo. E’ importante continuare a parlare di questo mistero anche se molti di noi sanno che un mistero non è. E io sono felice di esserci, anche solo da testimone, per raccontare un’altra volta questa brutta storia”.
Angela De Rubeis

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