Una cinque giorni di giornalismo libero

Conferenza stampa di presentazione del premio giornalistico “Ilaria Alpi ”

Conferenza stampa di presentazione del premio giornalistico “Ilaria Alpi ”

“Noi chiediamo verità e giustizia, noi vogliamo verità e giustizia”. E’ stato questo l’appello più volte richiamato ieri 10 giugno 2010, nella “Sala del Mappamondo” della Camera dei Deputati, durante la conferenza stampa di presentazione del premio giornalistico “Ilaria Alpi ”, giunto alla XVI edizione, in programma a Riccione dal 15 al 19 giugno prossimi.

Andrea Vianello, conduttore per la terza rete di “Mi manda Raitre” e direttore scientifico del premio, ha moderato la conferenza stampa che vedeva tra gli ospiti gli onorevoli Leoluca Orlando, portavoce Idv, Fabio Granata (PdL), vice presidente Commissione antimafia, Carmen Motta (PD) e Giuseppe Giulietti (Gruppo Misto), portavoce “Articolo 21”. Ma anche tanti giornalisti in sala, tra cui Roberto Morrione, presidente di Liberainformazione, nonché membro della giuria in questa edizione, e Corradino Mineo, direttore di Rainews24.

Presenti inoltre Iole Pelliccioni, assessore alla Cultura nel comune di Rimini, che ha tenuto a ribadire come “Riccione può essere non solo luogo di divertimento ma anche di sensibilizzazione culturale” e Simonetta Salieri, vice presidente Emilia Romagna, che della sua terra ha ricordato l’impegno civile.

Un impegno civile forte che ha portato alla raccolta di oltre 2400 firme sul sito www.premioilariaalpi.it per chiedere che si faccia luce sulla crudele morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, uccisi a Mogadiscio il 20 marzo 1994. Anche perché la Commissione parlamentare d’inchiesta, presieduta dall’avv. Carlo Taormina, “ha irriso – ricorda Morrione – alla morte di Ilaria e Miran, capovolgendo la verità”. Taormina affermerà in quegli anni che i due erano in Somalia a prendere il sole, di fatto chiudendo in una bolla di sapone l’inchiesta. In effetti, “ se è pur vero che anni e anni di inchieste restano un patrimonio – come ha affermato Carmen Motta, membro di quella commissione – tant’è che buona parte rimane secretato, è altrettanto innegabile che l’esito è stato fallimentare”. Sarà infatti processato per calunnia Alì Rage Hamed detto “Jelle”, che con le sue dichiarazioni è stato un teste fondamentale per l’arresto di Hashi Omar Hassan che, da dieci anni in carcere, deve scontare altri 16 anni di prigione. Salvo colpi di scena, o di spugna.

“Insomma: Nomi, indizi, prove. Ma non un processo!”. Leoluca Orlando la spiega così – citando Pasolini –e  ringrazia  il Gip Emanuele Cersosimo che, respingendo la richiesta di archiviazione del procedimento penale presentata dalla Procura di Roma, tiene ancora aperto uno spiraglio per un suggello giuridico a quella che è una verità ormai conclamata nei fatti. “Ci sembra incredibile – dice Francesco Cavalli, direttore del premio – che in un paese come l’Italia, dopo 16 anni non siano state fatte giustizia e verità. Per questo siamo qui e ringraziamo i presenti”. Poi, tornando a parlare del premio in senso attuale, ricorda il solerte lavoro di selezione che insieme agli altri membri della giuria hanno svolto per visionare oltre 330 servizi di giornalisti: “E’ stata anche una gioia aver svolto un lavoro di così accurata scelta dei 27 filmati che andranno in finale, per soddisfare la quale ci siamo rinchiusi per tre giorni di fila in una stanza senza finestre che pareva un bunker, per evitare la distrazione di un panorama fatto di mare e di spiagge oltre i vetri”.

Appuntamento per tutti, quindi, a Riccione da giovedì prossimo per “una cinque giorni di giornalismo libero” che avrà elementi di novità anche grazie agli “aperitivvù”, piacevoli dibattiti condotti da Vianello al tramonto, dove tra uno spritz e un prosecco si parlerà di televisione e politica. E alla presenza di Diego Bianchi, in arte Zoro  che cercherà a fine serata di far sorridere con l’impegno di far anche riflettere.

Francesco Ventre

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